I tuoi consumi

Ogni alimento ha un impatto diverso sull’ambiente e sul clima. La carne, ad esempio, ha un impatto maggiore rispetto ad altre proteine, come il pollo, il pesce e i fagioli. Scegliendo una dieta con un basso impatto di CO2, puoi facilmente ridurre il tuo impatto ambientale e, inoltre, lo puoi ulteriormente abbassare preferendo cibi a km0, prodotti localmente e stagionali, che non creano ulteriori emissioni dovute al trasporto.

Per dimostrare il differente impatto ambientale legato al cibo, abbiamo confrontato  tre piatti comuni: gli spaghetti alla bolognese, un piatto di “fish & chips” e un’insalata vegetariana. La comparazione si basa sulla quantità di emissioni di CO2 necessari a a produrre una porzione di 500 grammi. Il processo di cottura e il trasporto non sono inclusi nei calcoli.

Analisi del ciclo di vita dei prodotti
Ogni oggetto produce emissioni di CO2 durante tutte le fasi della sua vita, dalla culla alla tomba. L’analisi del ciclo di vita ci permette di quantificare l’impatto complessivo di un prodotto sull’ambiente. Tutti i risultati ricavati per il progetto Second Hand Effect si basano su questo presupposto. Scelte rispettose dell’ambiente possono essere prese da tutti gli attori che contribuiscono alla creazione di un oggetto. Guardiamo insieme come abbiamo calcolato le emissioni di CO2 del ciclo di vita per uno smartphone e per una t-shirt.

L’analisi del ciclo di vita valuta l’impatto dell’estrazione delle materie prime, la lavorazione dei materiali, la produzione, la distribuzione, l’utilizzo e il mantenimento, e lo smaltimento o il riciclo del prodotto. L’impatto ambientale di un bene differisce a seconda dei materiali utilizzati, la complessità dei componenti, il paese di produzione, il mezzo di trasporto utilizzato e la lunghezza del viaggio, il consumatore finale e il modo in cui il prodotto è conservato dopo l’utilizzo. L’analisi del ciclo di vita, seppur sia una semplificazione della realtà, restituisce una indicazione attendibile delle emissioni di CO2 derivanti dalla vita di un prodotto.

Uno smartphone e una t-shirt producono una quantità di emissioni di CO2 considerevolmente diversa: uno smartphone inquina, solo nella fase di produzione, 15 volte di più rispetto a una t-shirt. Ma anche la produzione di una maglietta richiede molte risorse e ha un impatto ambientale forte. Quasi mai una t-shirt è sottoposta ad un processo di riciclaggio, dal momento che gli indumenti difficilmente vengono buttati separatamente dalla normale immondizia. Considerando il suo impatto, sarebbe necessario iniziare a riciclare questo indumento per far sì che le fibre siano riutilizzate.

I consumatori possono compiere scelte rispettose dell’ambiente scegliendo, ad esempio, prodotti che riportino certificazioni di aziende che hanno considerato l’impatto ambientale durante la produzione.

IL CICLO DI VITA DI UNO SMARTPHONE

Totale: 75 kg di CO2e

Fase 1: Estrazione dei materiali: 7 kg di CO2e
Alluminio (scocca), Olio (dettagli di plastica), Oro (componenti elettriche)
Gli scavatori e le trivelle utilizzati per l’estrazione delle materie prime, così come le macchine utilizzate per la trasformazione dei materiali in metalli e in altri prodotti trasformati, consumano una grandissima quantità di energia.

Fase 2: Produzione del telefono: 45 kg di CO2e
Trasporto, Utilizzo di macchinari
Per trasportare i componenti necessari alla produzione del telefono da un fornitore all’altro, si utilizza il combustile fossile. Inoltre, i macchinari usati per il montaggio dei pezzi, richiedono energia.

Fase 3: Distribuzione: 7 k di CO2e
Trasporto
Quando uno smartphone è assemblato, viene distribuito presso i punti vendita o negli shop online. Le emissioni sono prodotte da diversi mezzi di trasporto, tra cui aerei, treni, navi e mezzi di trasporto su strada, a seconda della tratta della spedizione. Infine, il consumatore finale acquista lo smartphone e lo porta a casa.

Fase 4: Fase di utilizzo: 13 kg di CO2e
Ricaricare la batteria
Nelle mani di un consumatore, un telefono verrà ricaricato continuamente e l’elettricità utilizzata produce la maggior parte delle emissioni di questa fase.

Fase 5: Dismissione: 1 kg di CO2e
Gestione dello smaltimento
Le emissioni dell’ultimo stadio di vita del prodotto, dovute allo smaltimento, alla raccolta differenziata e alla fusione dei metalli, richiedono una grande quantità di energia.

LA VITA DI UNA T-SHIRT

Totale: 10,8 kg di CO2e

Fase 1: Coltivazione del cotone: 1,3 kg di CO2e
Acqua, Pesticidi, Purificazione
Il cotone richiede un’elevata quantità di acqua e di pesticidi per tenere lontani i parassiti. Dopo la raccolta, il cotone deve essere purificato e questo processo comporta l’utilizzo di acqua, energia e agenti chimici.

Fase 2: Produzione del tessuto e della t-shirt: 3 kg di CO2e
Utilizzo dei macchinari, Tintura
Per essere trasformato in tessuto, il cotone deve essere lavorato da macchinari che trasformano inizialmente la materia prima in filo e successivamente in tessuto. Questi passaggi richiedono energia. Il tessuto finale subisce un processo di tintura in agenti chimici sciolti in acqua e risciacquato successivamente più volte. Il tessuto è infine tagliato e ricucito, a seconda del modello di t-shirt, nelle fabbriche che richiedono ulteriore energia per la produzione.

Fase 3: Distribuzione: 2,9 kg di CO2e
Imballaggio, Trasporto
Quando gli indumenti sono pronti, vengono imballati e spediti con diversi mezzi di trasporto, tra cui aerei, treni, navi, nei punti vendita o presso agenti di commercio. Successivamente i vestiti sono posizionati nei negozi o negli shop online. Infine, il consumatore finale acquista la t-shirt e la porta a casa.

Fase 4: Fase di utilizzo: 3,3 kg di CO2e
Lavaggio, Stiro
Il consumatore indossa e lava e stira regolarmente l’indumento, consumando energia ogni volta.

Fase 5: Dismissione: 0,3 kg di CO2e
Gestione dello smaltimento
Le emissioni derivanti dallo smaltimento sono dovute al trasporto della t-shirt dall’immondizia di casa alla discarica e in alcuni casi all’uso degli inceneritori.