Usare le risorse meno e meglio, azzerare la CO2: queste le chiavi del futuro

La sfida del futuro è già cominciata: stiamo già pagando il conto di uno sviluppo che non ha tenuto conto delle conseguenze dello spreco, dell’inutile, del dannoso.

Il cambiamento climatico è in atto, l’Artico e l’Antartide stanno vedendo una fusione dei ghiacci senza precedenti, gli eventi estremi dagli uragani alle alluvioni, alla siccità si moltiplicano; in atmosfera, la concentrazione di CO2 (o anidride carbonica, emessa con l’uso dei combustibili fossili) ha raggiunto le 410 parti per milioni, e questo non si verificava da milioni di anni, cioè da ben prima che l’Homo Sapiens facesse la sua apparizione sulla Terra. Le risorse naturali stanno diventando scarse, mentre la popolazione aumenta, ed ecosistemi e biodiversità sono impoveriti e alterati. Dobbiamo fare di tutto per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, e comunque ben al di sotto dei 2°C: tra l’altro il Mediterraneo rischia di essere una delle aree più colpite dagli impatti del cambiamento climatico. Eppure, oggi abbiamo anche molti motivi di speranza e ottimismo: c’è una coscienza diffusa dei problemi, specie da parte dei giovani, e con essa una nuova economia si sta affacciando e quindi diventa possibile la virata verso un diverso modo di produrre e di consumare. Un modo diverso dall’insensato, in fondo, e un modo molto più equo. Se apriamo i nostri armadi o guardiamo in giro per le nostre case, vedremo moltissimi oggetti che non usiamo, usiamo poco o non usiamo affatto. Spesso, se un oggetto o un elettrodomestico si rompono, veniamo incoraggiati a non ripararlo, e alcune volte questa “obsolescenza” è addirittura programmata dai produttori. Non mettiamo in comune quel che non ci serve o quel che usiamo poco. Un assurdo che vede la sua base “ideologica” nell’esigenza di apparire, sfoggiare, consumare in modo bulimico, ma che ovviamente non ci fa vivere per nulla meglio, anzi. In un futuro di scarsità di risorse, potremo garantire una vita decente e comoda a tutti solo se impareremo a cooperare: uno dei fulcri sarà l’economia della condivisione, la cosiddetta “sharing economy”, un altro, spesso coincidente, sarà l’economia circolare, cioè l’uso efficiente e il risparmio delle risorse. Ovviamente andrà attuata una vera e propria “rivoluzione energetica” (non solo per la produzione di energia elettrica) per arrivare a eliminare l’uso dei combustibili fossili entro la metà del secolo, per evitare le conseguenze peggiori del cambiamento climatico.  Guardiamo con attenzione e speranza a esperienze come quelle descritte in   questo report, incoraggiando gli utenti a pensare e condividere nuove idee su come vivere meglio usando al “meglio e per il meglio” le risorse, insieme: in altre parole, praticando il futuro.

Mariagrazia Midulla

Responsabile Clima ed Energia WWF Italia